Maria Branyas Morera aveva 117 anni ma un corpo biologico da centenaria: ecco perché il suo caso è fondamentale per la ricerca sull’invecchiamento.

segreto vecchiaia

Hai mai sentito parlare di Maria Branyas Morera? Se no, preparati a conoscere una delle storie più affascinanti della scienza recente. Maria non era solo una nonnina da record: con i suoi 117 anni vissuti in lucidità e relativa salute, ha conquistato l’attenzione degli scienziati di tutto il mondo. E ora, dopo la sua morte, il suo corpo sta raccontando una storia ancora più straordinaria.

Non solo una lunga vita, ma anche una vita sana

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Quando parliamo di invecchiamento, immaginiamo automaticamente malattie, dolori, perdita di memoria… Ma Maria era diversa. Fino all’ultimo anno della sua vita, i suoi esami rivelavano un corpo che sembrava voler contraddire la sua carta d’identità. Niente malattie gravi, una mente ancora sveglia e – cosa che ha davvero colpito gli scienziati – una biologia interna che sembrava molto più giovane di 117 anni.

Come ci è riuscita? E soprattutto, possiamo imparare qualcosa da lei?

Il mistero della sua longevità

Una genetica da supereroe

Lo studio del suo genoma ha messo in luce sette varianti genetiche rarissime, mai viste prima nelle popolazioni europee. Queste mutazioni sono state collegate a una miglior funzionalità immunitaria, buona salute cardiovascolare e una protezione dai tumori e da malattie autoimmuni. Come dire: il suo corpo era programmato per resistere a ciò che normalmente ci fa ammalare in vecchiaia.

Ma non è solo questione di fortuna genetica…

Mitocondri scattanti e colesterolo modello

I mitocondri – sì, quei piccoli “generatori” dentro le cellule – nel corpo di Maria funzionavano meglio che in donne molto più giovani. Aggiungiamo a questo un colesterolo perfetto, una buona regolazione delle proteine legate al sistema immunitario e… beh, è facile capire perché vivesse così a lungo!

Un intestino da ventenne

Un’altra scoperta stupefacente riguarda il suo microbioma intestinale: Maria aveva livelli molto alti di actinobatteri, soprattutto del genere Bifidobacterium, noti per le loro proprietà antinfiammatorie. E sai perché? Beveva tre yogurt al giorno. Uno di quei piccoli gesti quotidiani che, a quanto pare, possono fare un’enorme differenza.

Il tempo biologico e l’orologio epigenetico

Telomeri corti, ma DNA giovane

Gli scienziati hanno anche analizzato i suoi telomeri – quelle estremità dei cromosomi che si accorciano con l’età. I suoi erano cortissimi, come previsto. Ma attenzione: un altro indicatore dell’invecchiamento, il cosiddetto orologio epigenetico, raccontava un’altra storia. Secondo questo parametro, il suo corpo sembrava quello di una donna di 100-110 anni.

Un bel salto indietro nel tempo, non trovi?

Ma possiamo fidarci di questi dati?

Il problema dell’età “ufficiale”

Non tutti gli studiosi sono convinti che i dati sui supercentenari siano affidabili. In passato, alcune età da record sono state messe in discussione: documentazione incompleta, scambi d’identità, motivazioni economiche… Chi può dire con certezza che Maria avesse davvero 117 anni?

Tuttavia, anche se avesse “solo” 110 anni, sarebbe comunque un esempio di longevità invidiabile – e biologicamente interessante.

Cosa possiamo imparare da Maria?

Piccoli gesti, grandi differenze

Certo, non possiamo cambiare i nostri geni. Ma il caso di Maria mostra che lo stile di vita può davvero incidere: alimentazione, equilibrio intestinale, forse anche una certa serenità d’animo.

E se bastasse mangiare uno yogurt in più ogni giorno, dormire bene, coltivare relazioni sane, per migliorare le nostre probabilità di arrivare in salute a 90, 100 o – chissà – oltre?

La scienza guarda avanti

Grazie a studi come questo, potremmo arrivare a sviluppare farmaci che imitano i benefici genetici di persone come Maria. Oppure potremmo mappare il microbioma ideale per l’invecchiamento sano e costruire diete su misura per mantenerlo attivo.

È ancora presto, ma la direzione è chiara: non si tratta solo di vivere più a lungo, ma meglio.

Conclusioni

Maria Branyas Morera non è stata solo la donna più anziana del mondo. È stata – e sarà – una guida per la scienza, un esempio vivente di ciò che significa invecchiare bene.

E forse, un giorno, grazie a lei potremo tutti spegnere le candeline dei 100 anni.. con un bel cucchiaio di yogurt in mano!

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Nata e cresciuta a Rosignano Solvay , appassionata da sempre per tutto quello che ruota intorno al benessere della persona. Biologa, diplomata all'I.T.I.S Mattei