100 giorni con un cuore di titanio: la storia reale che sembra fantascienza
Sembra l’inizio di un film di fantascienza, ma è successo davvero: un uomo in Australia è diventato il primo al mondo ad essere dimesso dall’ospedale dopo aver vissuto con un cuore artificiale in titanio per oltre 100 giorni. Ma non solo: è anche il primo ad averlo fatto fuori da un ambiente ospedaliero, con l’impianto ancora attivo.
Una notizia che sa di rivoluzione. Questo cuore metallico noto con il nome di Bivacor è riuscito a tenere in vita un uomo di circa 40 anni affetto da grave insufficienza cardiaca, una delle principali cause di morte nei Paesi industrializzati.
L’insufficienza cardiaca è una condizione seria. Immagina il cuore come una pompa che deve far circolare il sangue nel corpo. Quando smette di funzionare bene, ogni organo ne risente: sei più debole, ti manca il respiro, ti senti sfinito anche solo per fare pochi passi.
In casi gravi, come quello del paziente australiano, la soluzione è spesso il trapianto di cuore. Ma qui arriva il problema: i cuori disponibili sono pochissimi rispetto alle persone che ne avrebbero bisogno.
Insomma, troppa domanda e pochissima offerta. E quando la vita è appesa a un cuore, l’attesa può diventare una condanna.
L’ingegneria al servizio della vita: come funziona il cuore Bivacor?
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L’azienda di dispositivi medici BiVACOR ha creato un cuore artificiale di titanio, contenente al suo interno un rotore sospeso magneticamente che spinge il sangue in tutto il corpo. Niente valvole, niente battiti: solo movimento fluido e costante.
Questo cuore, per ora, non è pensato per essere il “cuore” definitivo del paziente. È più una sorta di “ponte” che tiene in vita il paziente finché non arriva un cuore umano da trapiantare. Tuttavia un giorno potrebbe diventare un’alternativa permanente, eliminando per sempre la necessità di cuori umani donati.
Una prima volta storica: l’intervento a Sydney
Il paziente ha ricevuto il cuore BiVACOR nel novembre 2024, durante un intervento durato sei ore presso il St Vincent’s Hospital di Sydney. Il chirurgo Paul Jansz, che ha guidato l’operazione, ha raccontato che al momento dell’accensione del cuore artificiale, l’emozione era altissima: “C’era sicuramente nervosismo”, ha detto. Possiamo immaginarlo!
Ma il cuore ha funzionato. E ha continuato a funzionare per oltre 100 giorni, finché l’uomo non ha ricevuto un vero cuore da trapiantare. Ora si sta riprendendo bene, ma nel frattempo ha già scritto un pezzo di storia della medicina moderna.
I vantaggi? Tantissimi. E il futuro è già qui
Questa notizia è molto più di una semplice curiosità scientifica. È una promessa. Un primo passo verso un mondo in cui nessuno morirà più in attesa di un trapianto. Pensa a quanto potrebbe cambiare la vita dei pazienti con problemi cardiaci cronici: niente più anni in lista d’attesa, niente più paure che il tempo si esaurisca prima dell’arrivo del cuore giusto.
Un cuore artificiale come BiVACOR, se perfezionato e reso definitivo, potrebbe diventare una vera seconda possibilità di vita. Potremmo smettere di parlare di “ripiego temporaneo” e iniziare a usare parole come “soluzione permanente”.
In più, questi cuori meccanici non si stancano, non si ammalano, non invecchiano. Certo, richiedono energia, manutenzione, controlli.. ma rispetto alla fragilità biologica del cuore umano, potrebbero offrire una resistenza quasi “bionica”.
Sì, ma ci sono dei limiti?
Ovviamente sì. Per ora, il BiVACOR è ancora in fase sperimentale. Gli impianti sono pochi, i test sono rigorosi, e ci vorrà tempo prima che diventi un’opzione accessibile su larga scala.
Ma ogni passo in avanti conta. E il fatto che un essere umano abbia vissuto oltre 100 giorni, fuori dall’ospedale, con un cuore di titanio nel petto.. beh, risulta un bel passo avanti.
E adesso?
Adesso ci si rimbocca le maniche. I ricercatori continueranno a migliorare questi cuori artificiali. I chirurghi affineranno le tecniche. E noi? Noi possiamo solo stupirci di quanto, a volte, la realtà superi la fantascienza.
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