Essere troppo responsabili può farti ammalare: ecco lo studio che ci apre gli occhi
Immagina di svegliarti ogni mattina con la sensazione che tutto dipenda da te. Se qualcosa va storto, è colpa tua. Se qualcuno si fa male, dovevi evitarlo. Se dimentichi qualcosa, sei irresponsabile. Sembra estremo? Eppure, molte persone vivono così. E secondo un nuovo studio dell’Università di Hiroshima, questa attitudine mentale potrebbe aumentare significativamente il rischio di sviluppare disturbi come il disturbo ossessivo-compulsivo (DOC) e il disturbo d’ansia generalizzato (DAG).
Insomma: essere troppo severi con sé stessi non è solo questione di carattere. Potrebbe essere un fattore di rischio psicologico.
Lo studio: una nuova luce sul concetto di “responsabilità gonfiata”
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Il professor Yoshinori Sugiura, insieme al collega Brian Fisak dell’Università della Florida Centrale, ha condotto una ricerca pubblicata sull’International Journal of Cognitive Therapy. Obiettivo? Capire se esista un tratto comune tra chi soffre di DOC e chi lotta con l’ansia generalizzata. E sì, esiste: si chiama “responsabilità gonfiata”.
In parole semplici, è la tendenza a sentirsi troppo responsabili. Parliamo di tre tipologie principali:
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La responsabilità di prevenire pericoli o danni.
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Il senso di colpa per eventi negativi, anche quando non dipendono da noi.
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L’incapacità di “staccare” mentalmente da un problema (la famosa ruota del criceto!).
Sugiura e Fisak hanno coinvolto un gruppo di studenti universitari statunitensi, chiedendo loro di compilare un questionario online. I risultati? Le persone con punteggi più alti sulla scala della responsabilità erano anche quelle che mostravano tratti simili a chi soffre di DOC o DAG.
Ma com’è possibile? Dove nasce tutto questo?
Ti è mai capitato di controllare cinque volte se hai chiuso la porta? O di preoccuparti per giorni per un errore al lavoro, anche se nessuno se n’è accorto? Questi sono comportamenti che, in piccole dosi, sono assolutamente normali. Il problema nasce quando diventano frequenti, invasivi e ti consumano le energie mentali.
Secondo Sugiura, alla base di tutto c’è la sensazione inconscia che “se non controllo tutto, succederà qualcosa di brutto, e sarà colpa mia”. È come avere un vigile urbano nella testa, 24 ore su 24, che ti fischia ogni volta che commetti un errore. Alla lunga.. ti esaurisce!
Perché questa scoperta è importante (e può aiutarti)
Il valore di questo studio è enorme, anche se si tratta ancora di una ricerca preliminare. Per la prima volta, si propone una causa psicologica condivisa per due disturbi molto diversi tra loro, ma spesso coesistenti: disturbo d’ansia e disrtubo ossessivo compulsivo. Se questa ipotesi venisse confermata su larga scala, si potrebbe semplificare molto la diagnosi e la terapia, creando approcci mirati che aiutino le persone a rielaborare la loro idea di responsabilità.
Ed è qui che entra in gioco una parola chiave: consapevolezza.
Sugiura dice che già solo rendersi conto che dietro l’ansia è presente un senso di responsabilità esagerato può creare uno “spazio” tra il pensiero e il comportamento. E questo spazio è preziosissimo.
Cosa possiamo imparare da tutto questo?
Prima di tutto: non tutto dipende da te. Davvero. Può sembrare una banalità, ma interiorizzarlo è tutt’altro che facile. Esistono cose che non puoi controllare, e dato che non puoi controllarle, è inutile preoccuparsi.
In secondo luogo, è utile iniziare a mettere in discussione alcune convinzioni che spesso ci guidano, tipo “devo essere sempre perfetto”, “se non controllo tutto, va tutto a rotoli”, “se qualcuno soffre, è perché ho sbagliato qualcosa”. Pensieri del genere non sono verità assolute. Sono solo… pensieri.
Infine, questa ricerca ci invita a guardarci dentro. A domandarci quanto della nostra ansia sia dovuta al presente reale, e quanto invece a un’autocritica costante, nonché al senso del dovere che ci schiaccia.
Un consiglio (semplice ma potente)
Se ti accorgi che ti stai preoccupando troppo per qualcosa, fermati e chiediti: “Mi sento responsabile di qualcosa che, in realtà, non posso controllare?”
Solo porre questa domanda può cambiare la prospettiva. È come accendere la luce in una stanza buia: i pensieri sembrano subito meno minacciosi.
Conclusioni
Essere scrupolosi, attenti, responsabili… è una cosa bellissima. Ma come ogni virtù, se portata all’estremo, può diventare una trappola. Questo studio ci ricorda che l’equilibrio è tutto. Non sei un supereroe, e non devi esserlo. E, soprattutto, non tutto è sotto il tuo controllo. E va bene così.
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