Conciliazione vita-lavoro: la leva di benessere che ora le aziende possono certificare

accordo d'affari

Nel 2026 sono molte le aziende che investono in attività per il benessere dei lavoratori, attraverso convenzioni, corsi e giornate in smart working, ma molto spesso senza un sistema che permetta di valutarne l’efficacia. E senza metodo è difficile capire se queste iniziative producano davvero dei risultati.

Il benessere delle persone non dipende soltanto da attività occasionali, ma anche da come viene organizzato il lavoro. Dal 2026 esiste uno strumento per strutturare questo approccio: la certificazione UNI PdR 192, basata sui requisiti della prassi UNI/PdR 192:2026, che permette di trasformare il benessere organizzativo in un sistema concreto e verificabile.

Il problema: iniziative sparse, e difficili da far percepire come autentiche

Le attività per il benessere dei lavoratori restano molto spesso episodi isolati. Una convenzione con la palestra, un corso sulla gestione dello stress o la possibilità di lavorare il venerdì in smart working possono essere iniziative utili, ma difficilmente nascono da un’analisi dei bisogni reali dei dipendenti. E, soprattutto, senza obiettivi e strumenti di misurazione è difficile capire se funzionano davvero.

Da questa situazione derivano due problemi. Da una parte, l’impresa fatica a capire se la spesa abbia prodotto realmente un risultato. Dall’altra, i lavoratori possono faticare a riconoscere in queste iniziative una scelta autentica, anziché una semplice operazione d’immagine.

Che cos’è la UNI/PdR 192:2026

La UNI/PdR 192:2026 aiuta le aziende a organizzare il lavoro tenendo conto anche delle esigenze familiari dei dipendenti. È entrata in vigore il 14 aprile 2026 e indica quali aspetti l’azienda deve considerare per permettere alle persone di gestire meglio lavoro e vita familiare.

Non si tratta di una legge e le aziende non sono obbligate ad adottarla. È un percorso volontario che permette di passare dalle singole iniziative a un sistema organizzato, partendo dalle esigenze reali dei dipendenti.

Un aspetto importante è che il percorso può essere verificato da un soggetto esterno. In questo modo l’azienda può dimostrare concretamente di aver adottato le misure previste e di applicarle realmente.

Come si applica in azienda?

Il primo passo consiste nel capire le esigenze delle persone che lavorano in azienda. Non tutti hanno gli stessi problemi e le stesse necessità: c’è chi deve occuparsi dei figli, chi assiste un familiare anziano, e chi ha bisogno di una maggiore flessibilità durante la giornata.

L’azienda deve poi stabilire quali risultati vuole raggiungere e come verificarli. Questo permette di capire nel tempo se le misure adottate stanno funzionando e, quando necessario, modificarle.

Il principio è semplice: capire le esigenze, trovare soluzioni e verificare i risultati. Il benessere delle persone diventa così una parte concreta del modo in cui l’azienda organizza il lavoro, anziché una serie di iniziative occasionali.

Che cosa ci guadagna l’azienda?

Per un’azienda, migliorare il modo in cui le persone conciliano lavoro e vita familiare può aiutare ad attrarre e mantenere i talenti. Un ambiente di lavoro più attento alle esigenze dei dipendenti può infatti rendere l’impresa più interessante sia per chi già ci lavora, e sia per chi sta cercando un nuovo impiego.

Un ambiente più attento alle esigenze delle persone può contribuire a ridurre il turnover e l’assenteismo, oltre a migliorare il clima interno. La presenza di obiettivi e indicatori permette inoltre, di capire quali interventi funzionano davvero, evitando di investire in iniziative che non rispondono alle esigenze dei dipendenti.

Un altro aspetto molto importante riguarda la produttività. Quando lo stress legato alla difficoltà di conciliare lavoro e vita privata diminuisce, le persone possono avere maggiori risorse mentali da dedicare al lavoro. Questo può favorire maggiori livelli di creatività e focus, migliorando di conseguenza la qualità del lavoro e la capacità di affrontare i problemi in modo efficace.

Un’azienda che può dimostrare di avere un’organizzazione attenta alle esigenze dei propri dipendenti può inoltre risultare più credibile agli occhi di candidati, clienti e partner. La certificazione inoltre, può rappresentare anche un elemento utile nelle politiche ESG e nella partecipazione a determinati bandi.

Il legame con la UNI/PdR 125 sulla parità di genere

La UNI/PdR 192 può essere integrata con la UNI/PdR 125, la prassi dedicata alla parità di genere nel mondo del lavoro.

I due strumenti affrontano aspetti diversi ma strettamente correlati. La UNI/PdR 125 riguarda la parità tra uomini e donne nel mondo del lavoro, mentre la UNI/PdR 192 si concentra sulla possibilità di conciliare gli impegni professionali con quelli familiari.

Le due certificazioni possono quindi lavorare insieme. Una maggiore flessibilità e una migliore attenzione alle responsabilità familiari possono infatti aiutare a creare condizioni più equilibrate per le persone e, allo stesso tempo, favorire pari opportunità nei percorsi professionali.

Gli incentivi rendono il percorso più accessibile

Per le piccole e medie imprese, affrontare un nuovo percorso organizzativo può rappresentare un ostacolo anche dal punto di vista economico. Per questo sono state previste misure pubbliche che possono aiutare le aziende a sostenere i costi legati alla certificazione.

Unioncamere ha previsto contributi per aiutare le imprese, con particolare attenzione alle micro, piccole e medie aziende. Sono inoltre previste agevolazioni contributive per le aziende che ottengono la certificazione.

Gli incentivi possono cambiare nel tempo e le condizioni per accedervi devono quindi essere verificate in base alle disposizioni in vigore.

Per un’impresa che vuole attrarre e mantenere persone valide, investire in un ambiente di lavoro più attento alle loro esigenze può quindi rappresentare una scelta importante anche dal punto di vista strategico.

Nata e cresciuta a Rosignano Solvay , appassionata da sempre per tutto quello che ruota intorno al benessere della persona. Biologa, diplomata all'I.T.I.S Mattei