Perché i governi africani preferiscono la Cina e la Russia all’Occidente?
La sfiducia crescente nei confronti dell’Europa e degli Stati Uniti nasce dall’idea, ormai diffusa, che l’Occidente continui a esercitare una forma di neocolonialismo camuffato da cooperazione e democrazia.
Molti paesi africani infatti, accusano l’Occidente di:
imporre condizioni politiche ed economiche (riforme, trasparenza, diritti umani) come prerequisito per ricevere aiuti ed investimenti.
agire con un atteggiamento paternalista.
privilegiare i propri interessi strategici a scapito dello sviluppo locale.
Gli interventi militari occidentali – dal Sahel alla Libia – sono spesso percepiti inoltre, come inefficaci e fallimentari. In molte aree, la Francia e gli Stati Uniti vengono accusati di aver promesso sicurezza, senza però riuscirci. Questo vuoto di fiducia rappresenta terreno fertile su cui Pechino e Mosca stanno costruendo la loro influenza sui territori africani.
Il modello cinese
La Cina è oggi il primo partner commerciale dell’Africa, con scambi che superano di gran lunga quelli europei e statunitensi. La sua strategia nel continente è costruita su un principio semplice ma estremamente efficace: offrire sviluppo visibile e immediato in cambio di risorse naturali, accesso ai mercati ed influenza politica.
Pechino non esporta valori politici, non richiede riforme e non pone condizioni sui diritti umani, ma elargisce comunque capitali, infrastrutture e tecnologie. Questo approccio pragmatico e sbrigativo le ha permesso di diventare, in pochi decenni, il protagonista indiscusso nel continente africano.
1. Prestiti senza condizioni politiche: un’alternativa ai modelli occidentali
Uno degli elementi più attrattivi del modello cinese è data dalla totale assenza di condizionalità politiche. Mentre le istituzioni occidentali – come il fondo monetario internazionale e la banca mondiale – elargiscono prestiti e aiuti, solo in presenza di riforme economiche, e garanzie democratiche, Pechino adotta una logica diversa in quanto:
i prestiti vengono concessi rapidamente
non richiedono riforme strutturali
non interferiscono nei conflitti politici interni
permettono ai governi di finanziare grandi progetti senza ostacoli burocratici
Per molti leader africani, questo rappresenta un vantaggio enorme, dato che possono ottenere enormi finanziamenti senza la necessità di affrontare il peso delle critiche occidentali o il rischio di pressioni politiche.
2. Le infrastrutture come leva geopolitica
L’impronta più visibile dell’influenza cinese in Africa è nelle infrastrutture. In decine di Paesi, Pechino costruisce:
ferrovie ad alta capacità (come la Addis Abeba–Gibuti)
porti strategici (oltre 40 progetti marittimi nel continente)
dighe e centrali elettriche
autostrade urbane e interstatali
reti 4G e 5G, spesso realizzate da aziende come Huawei e ZTE
Questi progetti portano a due effetti immediati:
producono sviluppo tangibile, visibile ai cittadini e utile ai governi per rafforzare la propria legittimità politica
creano dipendenza tecnologica ed operativa, poiché molte infrastrutture vengono gestite o mantenute da aziende cinesi
In molti casi, la manodopera è mista, dato che è rappresentata sia dai cinesi, che dalla popolazione locale: un modello che permette a Pechino di mantenere il controllo tecnico, e i tempi di realizzazione sotto controllo.
3. La Belt and Road Initiative
La Belt and Road Initiative (BRI), lanciata nel 2013, è il progetto geopolitico più ambizioso del XXI secolo. L’Africa occupa ad oggi un ruolo di primaria importanza nella BRI a causa di tre motivi principali:
posizione geografica strategica
ricchezza di materie prime essenziali (rame, coltan, cobalto, e terre rare)
mercato emergente con quasi 1,5 miliardi di consumatori
Diplomazia non intrusiva: il “rispetto” che conquista i governi africani
A differenza delle potenze occidentali, la Cina adotta in Africa un approccio che molti governi interpretano come profondamente “rispettoso”.
Pechino infatti, evita di commentare i risultati elettorali, di criticare la tenuta democratica dei paesi partner o di giudicare eventuali violazioni dei diritti umani.
Al contrario, ribadisce costantemente l’importanza della sovranità nazionale come principio non negoziabile, un valore che viene ripetuto in ogni evento diplomatico e che risuona con forza in un continente abituato a interferenze esterne.
Questo atteggiamento trova consenso soprattutto tra i governi più autoritari, tra le giunte militari appena insediate, o tra quei leader che hanno rapporti complessi, e spesso conflittuali con l’Europa e gli Stati Uniti.
Anche gli stati che desiderano diversificare le proprie alleanze guardano alla Cina come a un partner capace di offrire cooperazione economica, senza imporre condizioni politiche.
L’intera filosofia diplomatica cinese poggia infatti su un equilibrio chiaro: Pechino promette di non interferire nella politica interna dei paesi africani e, in cambio, ottiene accesso privilegiato a mercati, risorse e infrastrutture strategiche.
È un patto implicito, ma potentissimo, che sta ridefinendo il modo stesso in cui la geopolitica si muove sul continente africano.
Un modello che può generare nuove dipendenze da Pechino
Dipendenza tecnologica
Le aziende cinesi (Huawei, ZTE, China Telecom) costruiscono sul territorio africano reti 4G, 5G, sistemi di fibra ottica, piattaforme di sicurezza, di sorveglianza, nonché data center.
Queste infrastrutture sono difficili da sostituire in quanto, richiedono manutenzione e aggiornamento forniti solo da aziende cinesi, ed inoltre, integrano al loro interno software e sistemi che funzionano solo dentro l’ecosistema cinese.
Questo comporta che chi sceglie di adottare la tecnologia cinese resta legato alla Cina per decenni.
Dipendenza finanziaria
Molti progetti sono finanziati con prestiti a lungo termine, crediti agevolati, nonché fondi misti pubblico-privati. In caso di insolvenza il recupero del prestito è spesso garantito da risorse naturali, concessioni minerarie, e gestione di porti e infrastrutture.
Dipendenza logistica e commerciale
Costruire porti, ferrovie e autostrade significa creare corridoi commerciali che collegano l’Africa ai mercati asiatici, e non più a quelli occidentali.
Lo si può notare, ad esempio, in un porto dove l’intera catena logistica è controllata dalla Cina: dalla costruzione (azienda cinese) alla connessione ferroviaria (realizzata da una SOE cinese), dal trasporto (compagnie cinesi) fino alla gestione operativa (operatori logistici cinesi)
In pratica, l’intera catena logistica diventa sinocentrica, dato che i flussi delle merci che passano attraverso le infrastrutture rispondono a Pechino. Questo ridisegna le rotte commerciali mondiali a vantaggio della Cina.
Dipendenza industriale
Molte zone economiche sviluppate dalla Cina usano macchinari cinesi, importano componenti cinesi, ed esportano verso mercati che fanno parte della rete cinese. Ciò crea una filiera industriale che funziona solo se il rapporto con Pechino rimane saldo e duraturo.
Dipendenza politica
Con il tempo, questa combinazione di debiti, infrastrutture, tecnologia, scambi commerciali e cooperazione militare – in alcuni casi, rende molti governi africani politicamente allineati alla Cina in sede ONU e nelle organizzazioni internazionali, non per imposizione diretta, ma perché interrompere la collaborazione con la Cina significherebbe mettere a serio rischio il proprio sviluppo economico ed industriale.
L’approccio russo: sicurezza, armi e narrativa anti-coloniale
Se la Cina domina con un approccio di tipo economico, la Russia prospera dove prevale l’instabilità. Mosca in questo scenario si è proposta come alternativa ai tradizionali partner occidentali, offrendo loro:
Supporto militare immediato
- Fornitura di armi a basso costo
Addestramento
Presenza di personale militare
Sostegno politico
La Russia si schiera con quei governi – e soprattutto giunte militari – che cercano un alleato non giudicante, che possa aiutarli.
Campagne mediatiche e simbolismo anti-occidentale
Narrative anti-coloniali, simboli dell’amicizia URSS-Africa, e propaganda sui social rappresentano un arsenale comunicativo potentissimo che trova seguito, soprattutto tra le popolazioni giovani e disilluse.
Accordi per l’estrazione mineraria
In cambio di sicurezza, Mosca ottiene concessioni per oro, diamanti e altre risorse strategiche.
Quali sono i rischi di tutto ciò?
I successi conseguiti da Pechino e Mosca nel continente africano stanno inesorabilmente portando l’Occidente a perdere le proprie basi militari, e a veder diminuire l’influenza economica e geopolitica storicamente detenuta.
Tale scenario tuttavia, non è privo di rischi, dato che i paesi africani si trovano così ad affrontare:
- la crescente dipendenza da due potenze a regime autoritario;
- un acuirsi della competizione militare e politica sul loro territorio;
- il rischio di sviluppare debiti insostenibili causati dagli onerosi progetti infrastrutturali cinesi.
A ciò, si aggiunge inoltre, l’instabilità potenziale legata alla penetrazione di gruppi paramilitari di matrice russa sul territorio africano.















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