Devitalizzazioni e cancro al seno: il legame nascosto che nessuno ti ha mai spiegato

devitalizzazioni e cancro al seno

Un dente devitalizzato ouò contribuire allo sviluppo del cancro al seno? Secondo le ricerche del dottor Thomas E. Levy, medico e giurista, pubblicate sull’Orthomolecular Medicine News Service, esiste una connessione reale, documentata e ignorata da gran parte della medicina convenzionale.

Il suo studio, datato 17 dicembre 2023, ha acceso un dibattito acceso su un tema che tocca la salute orale, il sistema immunitario e persino il modo in cui il corpo reagisce alle tossine e allo stress ossidativo.

Quando la bocca parla della nostra salute

Il cancro al seno è una delle malattie più diffuse e temute al mondo. Colpisce quasi esclusivamente le donne e rappresenta ancora oggi una delle principali cause di morte per tumore.

Secondo Levy bisogna considerare la bocca come un potenziale epicentro di infiammazione cronica che può, nel tempo, creare un terreno fertile per la malattia.

La sua tesi parte da un concetto fondamentale: tutte le malattie croniche nascono da uno squilibrio ossidativo. Ogni cellula del corpo vive grazie a un equilibrio tra due forze opposte: ossidazione e riduzione.

Quando questo equilibrio si rompe, e quando l’ossidazione (la perdita di elettroni) prevale, le cellule iniziano a danneggiarsi, a infiammarsi e a funzionare male. È ciò che chiamiamo stress ossidativo.

E secondo Levy, nessuna patologia può esistere senza un eccesso di ossidazione. Nessuna!

Tossine, infiammazione e cancro

Ma da dove nasce questo stress ossidativo? La risposta è chiara: dalle tossine. Tutte le tossine agiscono nello stesso modo, privando le nostre biomolecole di elettroni e alterandone la funzione. Ecco perché ogni tossina è, di fatto, un “ladro di elettroni”.

Se il tessuto mammario diventa un punto di accumulo di tossine e infiammazioni croniche, non sorprende che possa trasformarsi nel tempo in un terreno favorevole allo sviluppo del cancro. Ma c’è di più: queste tossine spesso non arrivano da lontano, ma proprio dalla bocca.

Il legame tra bocca e seno: il ruolo del sistema linfatico

Il nostro corpo non è un insieme di compartimenti isolati. Tutto è collegato. Oltre al sangue, possediamo un’altra rete di trasporto fondamentale: il sistema linfatico, che drena liquidi, tossine e cellule immunitarie.

La linfa proveniente dalla testa, dal collo e dal cavo orale fluisce verso il torace, e una parte consistente passa proprio attraverso il tessuto mammario prima di riversarsi nel circolo venoso.

Se quindi nella bocca esistono focolai di infezione cronica – come gengiviti, parodontiti o denti devitalizzati infetti – è inevitabile che le tossine e i batteri possano raggiungere anche i seni.

Un flusso linfatico rallentato o ostruito, magari da infiammazioni o interventi chirurgici, può amplificare questo accumulo tossico.

Parodontite e salute generale: una connessione ignorata

La parodontite, cioè l’infezione cronica delle gengive e dei tessuti di supporto dei denti, non è solo un problema estetico o dentale, ma è prima di tutto una malattia sistemica che può riflettersi su tutto l’organismo. Molti studi l’hanno collegata non solo al cancro al seno, ma anche a decine di altre patologie croniche, tra cui:

  • malattie cardiovascolari e infarto;

  • disturbi neurologici come Alzheimer e Parkinson;

  • malattie autoimmuni;

  • diabete e obesità;

  • artrite e osteoporosi;

  • infertilità e complicanze in gravidanza;

  • psoriasi, problemi alla tiroide, e malattie renali;

  • persino disturbi dell’umore e depressione.

La lista è impressionante. E suggerisce che le infezioni croniche del cavo orale non si limitano alla bocca, ma alimentano un’infiammazione di basso grado in tutto il corpo.

Denti devitalizzati: un focolaio nascosto

Arriviamo ora al punto più controverso: le devitalizzazioni. Ogni anno milioni di persone si sottopongono a questa procedura per “salvare” un dente danneggiato o dolorante.

Il problema, spiega Levy, è che un dente devitalizzato non è più un tessuto vivo, dato che viene privato della polpa, dei nervi e del flusso sanguigno. In teoria, dovrebbe essere sterile. In pratica, non lo è mai.

All’interno dei microscopici tubuli dentinali, i batteri trovano rifugio e proliferano indisturbati, fuori dalla portata del sistema immunitario.

Questi microrganismi producono tossine, metalli ossidanti e prodotti di decomposizione che si diffondono nel sangue e nella linfa, soprattutto quando si mastica o si esercita pressione sul dente.

In altre parole, ogni dente devitalizzato può diventare una piccola “fabbrica di tossine” che lavora silenziosamente giorno e notte.

Studi e risultati inquietanti

Il dottor Boyd Haley, chimico e ricercatore, ha analizzato oltre 5.000 denti devitalizzati estratti in tutta l’America. Risultato? Tutti contenevano tossine attive.

Alcuni denti erano più infetti di altri, ma nessuno era completamente pulito. Al contrario, i denti sani, estratti per motivi ortodontici, non contenevano alcuna tossina.

Gli stessi risultati si osservano anche nelle cosiddette cavitazioni, cioè aree dell’osso mascellare che restano infette dopo l’estrazione di un dente. Anche in questi casi, le tossine prodotte dai batteri possono circolare liberamente nel corpo.

Quando la bocca ammalata diventa il motore delle malattie croniche

Secondo Levy, questa “pandemia silenziosa” di infezioni dentali croniche è alla base di moltissime malattie moderne. Riflettiamoci bene; Quanti adulti hanno almeno un dente devitalizzato o un’infezione gengivale? Le stime parlano di oltre il 60% della popolazione mondiale.

Eppure, la maggior parte non prova dolore e quindi non sospetta nulla. Le infezioni croniche, a differenza di quelle acute, sono subdole, silenziose, ma costantemente attive.

Quando la bocca è sana, dice Levy, le malattie croniche diventano rare, ma quando nella bocca sono presenti denti infetti, le tossine viaggiano attraverso il sistema linfatico e raggiungono organi e tessuti, tra cui il seno, dove possono scatenare processi infiammatori che, nel tempo, degenerano in forme tumorali.

Il ruolo delle tonsille e del sistema immunitario

Negli anni ’50, il medico tedesco Josef Issels osservò un dato sconcertante: quasi tutti i pazienti oncologici avevano più denti “morti” o devitalizzati.

Le sue cure includevano non solo l’estrazione dei denti infetti, ma anche la rimozione delle tonsille, spesso cronicamente infiammate. Dopo questa procedura, il numero di infarti nei suoi pazienti oncologici crollò drasticamente dal 40% al 5%.

Issels sosteneva che le tonsille infette fossero veri e propri focolai di tossine e microbi, spesso peggiori dei denti malati stessi. Iniettando inchiostro in un dente malato, notò che in soli 30 minuti compariva nelle tonsille: un segno evidente del collegamento diretto del drenaggio linfatico tra bocca e gola.

Oggi, tecniche moderne come l’uso dell’ozono o del blu di metilene sulle tonsille possono contribuire a ridurre queste infezioni croniche e normalizzare l’infiammazione sistemica, misurabile attraverso la proteina C-reattiva (PCR).

Diagnosi e trattamento: la bocca al centro della prevenzione

Se la connessione tra bocca e salute generale è così importante, allora il primo passo nella prevenzione – anche del cancro al seno – dovrebbe essere un esame odontoiatrico approfondito.

Le classiche radiografie non bastano: serve una tomografia computerizzata 3D (CBCT), che può individuare anche infezioni minime agli apici radicolari. Un singolo dente infetto lasciato in bocca può compromettere i benefici di altre estrazioni.

Per Levy, i pazienti dovrebbero ricevere un consenso informato reale in modo tale da sapere che una devitalizzazione mantiene nel tempo un focolaio infetto.

Solo chi, consapevolmente, decide di conservare il dente per ragioni estetiche o personali dovrebbe accettare questa procedura, comprendendone i rischi.

Oltre la scelta obbligata: le vere alternative alla devitalizzazione

Nel suo articolo, il dottor Levy sembra suggerire una scelta drastica: o si conserva il dente devitalizzandolo, accettando i rischi tossici e infiammatori che ciò comporta, oppure lo si estrae, rinunciando all’estetica del sorriso, ma questa è solo una parte della verità.

In realtà, la moderna odontoiatria biologica — quella che guarda al corpo come a un sistema interconnesso — offre alternative molto più equilibrate, capaci di unire salute e bellezza.

Dopo l’estrazione di un dente infetto, il problema non è “restare senza”, ma come si guarisce e cosa si mette al suo posto. L’errore più grande è pensare che il vuoto in bocca sia una condanna estetica o funzionale: in realtà, se il sito viene bonificato correttamente e la guarigione avviene in modo naturale, è possibile ricostruire il dente in maniera totalmente biocompatibile, senza ricorrere a metalli o sostanze tossiche.

Oggi la soluzione più armoniosa e salutare è l’impianto in zirconia, una radice artificiale in ceramica pura che si integra perfettamente con l’osso e la gengiva, senza rilasciare sostanze nocive e senza creare campi elettrici o infiammazioni croniche.

È bianca, quindi invisibile anche se la gengiva è sottile, e il corpo la percepisce come neutra, quasi “propria”. L’effetto estetico è sorprendentemente naturale: solo un occhio esperto potrebbe distinguere un impianto in zirconia da un dente vero.

Chi invece desidera un approccio ancora più “naturale”, può scegliere di lasciare guarire lo spazio dopo l’estrazione, senza impianti né protesi immediate.

Con una corretta alimentazione, integratori mirati (vitamina C, D3, K2, magnesio, silicio) e una buona igiene orale, l’osso e la gengiva possono rigenerarsi in modo sano.

Il vuoto può poi essere sostituito più avanti con un ponte in ceramica (senza metalli) o, se non crea squilibri masticatori, anche lasciato libero: la bocca, come il corpo, ha una sorprendente capacità di adattamento.

Invece, la devitalizzazione — che consiste nel “conservare” un dente ormai morto e infetto — resta, secondo Levy e molti altri medici biologici, un compromesso rischioso.

Esteticamente il dente resta al suo posto, ma biologicamente diventa un corpo estraneo, un tessuto privo di vita che può ospitare colonie batteriche invisibili e rilasciare tossine giorno dopo giorno. È una soluzione apparente, perché salva la forma ma sacrifica la funzione naturale e la salute sistemica.

In sintesi, la vera scelta consapevole non è tra “devitalizzare o restare senza dente”, ma tra lasciare un’infezione dentro di te o rimuoverla in modo sano e ricostruire con materiali che rispettano il corpo.

L’obiettivo non deve essere solo “riempire un buco”, ma ripristinare l’equilibrio del corpo intero, evitando di creare nuovi focolai di tossine o stress ossidativo.

La bocca, dopotutto, è la porta della salute: tutto ciò che ci mettiamo dentro comunica con il sangue, la linfa, e persino con i meridiani energetici del corpo.

FONTI ATTENDIBILI

https://orthomolecular.org/resources/omns/v19n45.shtml

https://winaturaldentist.com/ten-reasons-choose-zirconia-dental-implants/ Integrative Dental Solutions

https://www.seapointclinic.ie/blog/metal-free-dental-implants/ Seapoint Clinic

https://www.shdc.com.au/holistic-dentistry/zirconia-implants-a-biocompatible-solution-in-holistic-dental-care/

Nata e cresciuta a Rosignano Solvay , appassionata da sempre per tutto quello che ruota intorno al benessere della persona.Biologa, diplomata all'I.T.I.S Mattei