Il sorriso interiore – Guida pratica a questa antica tecnica taoista

Quand’è stata l’ultima volta che hai sorriso senza che nessuno ti stesse guardando?

Il sorriso interiore è una pratica della tradizione taoista che invita a rivolgere il sorriso verso l’interno: al cuore, al fegato, ai polmoni, e perfino alle ossa. E in questo articolo scoprirai, come effettuare questo esercizio comodamente a casa tua, ogniqualvolta vorrai migliorare il tuo stato fisico ed emotivo.

Che cos’è il sorriso interiore?

Un sorriso che guarda dentro

La meditazione del sorriso interno nasce nell’antica Cina, in una cultura che osservava la natura e ne imitava i ritmi per vivere in armonia con il cosmo e con se stessi. Questa tipologia di sorriso non è indirizzato per chi, ci sta davanti, ma guidato consapevolmente verso gli organi interni e verso il centro della testa, con l’intento di favorire emozioni positive, quali pace, benessere ed armonia.

Secondo i maestri taoisti, ogni organo possiede una propria coscienza, uno «spirito» chiamato Shen. Sorridergli aiuterebbe questi spiriti a restare in equilibrio e a prevenire disturbi fisici ed emotivi.

Il maestro Mantak Chia insegna questa pratica da quarant’anni.

Per gli antichi taoisti praticare la meditazione del sorriso interiore in modo costante garantiva salute, felicità e longevità. Il motivo, secondo Mantak Chia, è che sorridere a se stessi è come immergersi in una vasca d’amore.

Per Mantak Chia la malattia nasce dalle emozioni negative che si depositano negli organi, e questa pratica possiede l’enorme potenziale nel rompere questo ciclo trasformando le emozioni negative in energia positiva. Così, sempre secondo lui, agisce sia sulla causa, che sui sintomi della disarmonia.

Non è semplicemente “pensare positivo”

Questa pratica non rappresenta un esercizio di “sterile positività”, ma un gesto consapevole: una specie di dialogo con il proprio corpo.

PER FARTI CAPIRE MEGLIO: Pensare positivo è come il capo che ripete «va tutto benissimo» senza alzare gli occhi dalla scrivania. Il sorriso interiore è il capo che fa il giro dell’ufficio, ringrazia ciascuno per il suo lavoro e si ferma più a lungo da chi è in difficoltà.

Sorriso vero e sorriso di facciata

Il sorriso interiore non ha nulla a che vedere con il sorriso di circostanza: quello che funziona da maschera e nasconde un secondo fine, ma rappresenta quel sorriso innocente e naturale, tipico dei bambini. Non impone nulla, non pretende nulla in cambio e non esprime superiorità spirituale né condiscendenza: accetta le cose così come sono.

E questo è ben spiegato nello studio di Dacher Keltner. Keltner – professore all’università della California – ha analizzato le foto degli annuari universitari a partire dagli anni sessanta, distinguendo il sorriso di Duchenne, quello che coinvolge anche gli occhi, da quello finto.

Chi mostrava il primo risultava più felice dopo la laurea. Keltner ne ha dedotto che le persone sorridenti rallegrano chi sta loro intorno, e che questo le rende più stabili e meno esposte a depressione ed emozioni negative.

LO YOGA DELLA RISATA: Quello che fino a 15 anni fa veniva preso come un delirio, oggi viene usato da moltissime persone per migliorare la propria condizione psicofisica.

Sebbene, il ridere apporti moltissimi benefici, la medicina tradizionale cinese è concorde nel fatto che ridere troppo, o a voce molto alta possa generare un eccesso di Qi – energia vitale – e far salire eccessivamente la pressione. Il sorriso gentile, invece, dura di più e resta interno.

ECCO LE CARATTERISTICHE DEL SORRISO INTERIORE:

  • si rivolge a sé, non agli altri;
  • è delicato e non forzato;
  • coinvolge occhi e volto, non solo le labbra;
  • non cerca approvazione e non nasconde secondi fini;
  • parte da un’intenzione affettuosa, si mostra sul viso e poi si estende all’interno.

Che cosa succede quando sorridiamo (e quando no)

La prova del minuto

Sorridi per un minuto: rilassa il viso, solleva appena gli angoli delle labbra, distendi le sopracciglia e lascia che un accenno di sorriso, passi dagli occhi alla bocca. Pensa a un momento o a una persona che ti provoca grande gioia ed osserva il tuo cambiamento.

Poi aggrotta la fronte, e nota come cambiano energia ed emozioni. Qualcosa si è mosso? Per sorridere bastano 26 muscoli, mentre per tenere il broncio ne servono 62. Alla fine il sorriso è anche la scelta più economica. Il motivatore Les Giblin diceva questo: chi non sfrutta il proprio sorriso è come un uomo con un milione in banca e senza libretto degli assegni.

Che cosa dicono gli studi?

Il fisiologo francese Israel Waynbaum ha osservato che i muscoli facciali con cui esprimiamo le emozioni attivano specifici neurotrasmettitori cerebrali.

In questa prospettiva il sorriso favorisce la produzione di sostanze legate al benessere, come le endorfine e le cellule T citotossiche, che sostengono il sistema immunitario. Allo stesso tempo ridurrebbe adrenalina, noradrenalina e cortisolo, gli ormoni dello stress. Gli effetti attribuiti a questo equilibrio sono:

  • pressione arteriosa più stabile;
  • muscoli più rilassati;
  • respirazione migliore;
  • minore percezione del dolore;
  • guarigione più rapida;
  • umore più stabile.

Invece, aggrottare la fronte, e quindi crucciarsi, stimola la produzione degli ormoni dello stress che possono aumentare la pressione, indebolire le difese immunitarie, rendere più suscettibili alle infezioni e peggiorare ansia e depressione.

Per la tradizione taoista l’espressione accigliata comprime anche i canali energetici, ostacolando la naturale circolazione del Qi.

E se non ne ho voglia?

È l’obiezione più comune. Si può fingere? Secondo le ricerche sul biofeedback facciale, un sorriso anche solo di superficie induce il cervello a rilasciare ormoni del benessere, benché l’effetto sia meno marcato di quello di un sorriso sincero.

Un esperimento molto citato lo mostra con una semplice matita. Alcuni volontari dovevano guardare dei cartoni animati: a chi poteva sorridere liberamente sono sembrati più divertenti, rispetto a chi li guardava con una matita tenuta tra le labbra, che impediva loro di sorridere. Più sorridiamo, quindi, più abbiamo voglia di farlo, perché ogni sorriso rinforza i circuiti neurali della felicità, che alla volta successiva si attivano con meno fatica.

Anche lo studio di Kraft e Pressman, pubblicato su Psychological Science nel 2012, va in questa direzione: sorridere durante una situazione stressante sembra favorire un recupero più rapido dallo stress, con un battito cardiaco più basso.

Per il taoismo la logica è la stessa, ma estesa all’amore verso di sé. I circuiti del sorriso legati all’accettazione liberano un nettare curativo, mentre i messaggi di odio verso se stessi rilasciano veleni che alimentano la malattia. Che lo si prenda alla lettera o come metafora, il principio pratico è lo stesso: il modo in cui ci parliamo o pensiamo, lascia un’impronta nel corpo, che sia positivo o negativo.

Il sorriso e il cervello

Il cervello legge le reazioni del corpo. Se i muscoli del viso si distendono e gli angoli della bocca si sollevano, la mente pensa questo: «qui non c’è nessuna minaccia, posso rilassarmi e stare bene». Nelle versioni divulgative della pratica, il sorriso interiore viene collegato all’attivazione del sistema nervoso parasimpatico, e quindi quello che governa il riposo, la digestione e la rigenerazione. Il suo opposto è il sistema simpatico, che al contrario, ci tiene in allerta e che nello stress cronico moderno resta acceso troppo a lungo.

PER FARTI CAPIRE: È sera, la giornata è passata in modo frenetico, e hai la mascella stretta senza accorgertene. Ti siedi cinque minuti, chiudi gli occhi e dirigi un sorriso al cuore e ai polmoni. All’inizio può sembrare un gesto sciocco, e va bene così. Se dopo qualche minuto il respiro si è allargato e le spalle sono scese, significa che hai acceso il sistema del rilassamento, e spento correttamente il sistema nervoso simpatico. Quando sei rilassato, non puoi essere stressato. È una legge biologica.

Sorriso, difese immunitarie e longevità

Infiammazione e stress

Lo stress cronico mantiene alti i livelli di cortisolo e alimenta un’infiammazione cronica e di basso livello, che la medicina collega a molti problemi di salute, come:

  • malattie cardiovascolari;
  • diabete di tipo 2;
  • disturbi autoimmuni;
  • invecchiamento precoce;
  • alcuni tumori.

Questo è il loro ragionamento: Se il sorriso interiore abbassa lo stress, riduce anche il cortisolo e, a catena, l’infiammazione silente. Entra in gioco il cosiddetto, asse ipotalamo-ipofisi-surrene, il circuito che regola la risposta allo stress e che influisce su come reagisce il sistema immunitario.

Il sorriso è anche una questione sociale

Sorridere è, dopo lo sbadiglio, l’espressione facciale più contagiosa. Un volto sorridente è anche un biglietto da visita molto efficace, dato che un’espressione sgradevole, fa passare la cura per l’abbigliamento e per l’aspetto in secondo piano.

Alcuni ricercatori britannici sono arrivati a sostenere che ricevere un sorriso può dare più piacere del sesso o del cioccolato, e produrre una stimolazione cerebrale e cardiaca superiore a quella di una somma di denaro o di una sigaretta.

Sorriso interiore riformulata da Amy Pattee Colvin

L’esercizio di base

Questa versione parte dalla meditazione di Amy Pattee Colvin e la si può eseguire in pochi minuti.

  1. Siediti sul bordo anteriore di una sedia, con i piedi ben appoggiati. Chiudi gli occhi e senti il contatto con il pavimento. La schiena è dritta ma non rigida: il coccige punta verso terra e la sommità della testa verso il cielo. Se serve, allunga il collo da un lato all’altro o ruota le spalle.
  2. Sorridi dolcemente. Le labbra restano morbide e si aprono appena ai lati, senza smorfie. È il gesto che rilassa tutto il viso. Respira lentamente e, mentre sorridi, lascia andare le parti del corpo che trovi tese.
  3. Porta l’attenzione allo spazio contenuto tra le sopracciglia. Visualizza lì una luce calda e lascia che la consapevolezza scenda verso il centro della testa, come in una grotta accogliente. Davanti a te compare un volto sorridente, il tuo o quello di una persona cara. Non cercare quello perfetto: la volta dopo puoi sceglierne un altro.
  4. Porta il sorriso al centro della testa e rilassa la fronte. Senti il calore di quel sorriso diffondersi nel corpo? Se ti aiuta, circondalo con una luce dorata.
  5. Lascia che l’energia si estenda a muscoli, articolazioni e organi interni, uno alla volta, senza fretta.
  6. Osserva le sensazioni. Può darsi che ti senta carico, appagato, al caldo… lascia che il sorriso vada dove vuole, oppure indirizzalo verso un punto che ti duole.
  7. Torna sulle zone che hai trascurato e fai scorrere l’energia attraverso organi e tessuti molli.
  8. Per chiudere, appoggia le mani sul cuore, fai alcuni respiri profondi e lascia andare immagini e pensieri. Resta lì, senza fare nulla.

Due indicazioni. Cerca un equilibrio tra impegno e rilassamento: se senti tensione o stanchezza, fermati, respira e riparti. E se la mente vaga, è normale: riportala con gentilezza al respiro, al corpo, al sorriso. Poi porta con te questa disposizione nella giornata, e quando noti che stai scivolando in un umore nero o in un fastidio fisico, richiama l’immagine del sorriso e portala nel corpo.

Come posso trovare un motivo per sorridere?

Per far nascere un sorriso spontaneo conviene appoggiarsi a un’immagine personale. I punti di partenza più comuni includono:

  • il ricordo di momenti felici;
  • il pensiero delle persone care;
  • la gratitudine, anche per una cosa piccola;
  • uno scenario sereno e accogliente, come un paesaggio;
  • un bambino che sorride, o il proprio volto sorridente.

Mantak Chia suggerisce di preparare un vero archivio di sorrisi: ripercorrere il passato in cerca di momenti di gioia e risate e rivivere l’emozione per richiamare la capacità di essere felici.

Mantak Chia consiglia anche di scrivere la parola «sorriso» sul soffitto, per cominciare la giornata con quella parola davanti agli occhi, di giocare con i bambini, di fare del bene agli altri e di cercare il lato comico delle situazioni. Se proprio non riesci a sorridere, c’è un trucco controintuitivo: aggrotta la fronte il più a lungo e intensamente possibile, finché non ti stanchi, e poi passa all’estremo opposto.

Quanto deve durare?

Una sessione può durare pochi minuti o arrivare a venti e oltre. Chi comincia può partire da sedute brevi e allungarle poco a poco. Conta più la regolarità della durata. Per orientarsi ci sono meditazioni guidate di diversa lunghezza: una da 6 minuti, una da 12 e una da 22, quest’ultima dedicata alla versione taoista completa.

I suoi vantaggi

Il vantaggio del sorriso interiore è che non richiede un luogo né un momento fissi. Si può fare:

  • al mattino, ancora sotto le coperte, ringraziando gli organi per averti tenuto in vita;
  • durante i pasti, sorridendo alla digestione mentre mastichi;
  • in fila al supermercato, in autobus, tra un impegno e l’altro, mentre cucini o stendi il bucato;
  • nei momenti di tensione, quando salgono rabbia o ansia: chiudere gli occhi, se possibile, e sorridere al cuore;
  • prima di dormire, ringraziando ogni organo del lavoro fatto durate la giornata

Chia consiglia di esercitare questa pratica durante i momenti più faticosi: durante l’attività fisica, nel traffico, nelle code lunghe, quando si è infastiditi. L’obiezione «non ho tempo» cade da sola, perché la pratica non ne sottrae. Si sorride ogni volta che ci si ricorda, e così si contrastano le reazioni e le emozioni negative.

C’è un paradosso da tenere ben presente: sorridiamo meno proprio quando ne avremmo più bisogno. Depressione, dolore e stress ci tolgono l’umorismo che potrebbe aiutarci.

Allen Klein, autore de Il potere curativo dell’umorismo, lo dice senza giri di parole: sorridere da malati, sofferenti o depressi è la cosa più difficile in assoluto, ma è un rimedio gratuito e un primo passo necessario per iniziare a guarire. Secondo lo stesso autore, è molto più comodo compatirsi e restare arrabbiati, rispetto al guardarsi dentro, accettarsi e migliorare la propria condizione emotiva.

Come si pratica il sorriso interiore taoista?

Perché partire dagli organi?

Secondo Chia gli organi immagazzinano scorie emotive, e il sorriso permette di «raffinare e riciclare l’energia dannosa trasformandola in energia curativa». Gli organi lavorano senza tregua per mantenere l’equilibrio del corpo, e un sorriso interiore è un modo per ringraziarli. L’ordine in cui si ringraziano segue il «ciclo di creazione» della medicina cinese.

Prima di cominciare conviene imparare dove si trovano i principali organi, per costruire un legame mentale preciso con ciascuno. Appoggiare le mani sulla zona mentre si invia il sorriso aiuta a sentirla meglio. Si può anche pensare che gli organi rispondano con gratitudine man mano che rilasciano i blocchi. È una pratica di visualizzazione meditativa. Per rinforzare l’effetto terapeutico, potete immaginare una luce calda e dorata, che avvolge gli organi mano a mano che inviate loro felicità e ringraziamento genuino.

Le emozioni, organo per organo

La medicina tradizionale cinese associa le emozioni agli organi: la rabbia danneggerebbe il fegato, la tristezza indebolirebbe i polmoni, la paura affaticherebbe i reni, la preoccupazione consumerebbe la milza e un eccesso di gioia disturberebbe il cuore. Il sorriso interiore interverrebbe prima che queste emozioni si fissino. ECCO UNO SCHEMA PER CAPIRE MEGLIO.

OrganoEmozione da trasformareQualità da coltivareColoreAnimaleElementoSuono
Cuoreodio, crudeltàamore, compassionerossoaquilafuocoHaaw
Polmonidolore, depressionegioia, coraggiobiancotigremetalloSsss
Fegatorabbia, risentimentoperdono, accettazioneverdecervolegnoShhh
Stomaco, milza, pancreaspreoccupazione, ansiafede, equitàgialloscimmiaterraHuuu
Renipaura, stresssicurezza, calmabluorsoacquaCiuuu

ECCO COME PRATICARE LA MEDITAZIONE TAOISTA DEL SORRISO INTERIORE SPIEGATO PASSO DOPO PASSO

  1. Chiudi gli occhi, rilassa il corpo e respira lentamente. Cerca di arrivare ad uno stato di calma.
  2. Adesso, porta l’attenzione alla zona tra le sopracciglia.
  3. Evoca una gioia interiore, per esempio con una scena serena, dove vedi un bambino sorridente, il tuo viso che sorride, un tuo parente che ride con te, una situazione dove ti senti veramente bene.
  4. Adesso raccogli quella sensazione e osservala mentre attraversa il corpo.
  5. Lascia che l’energia scenda come un ruscello lungo il naso fino alle labbra. Solleva appena gli angoli della bocca e senti che gli occhi si addolciscono.
  6. Appoggia la lingua dietro i denti, per chiudere il circuito energetico di tutta la pratica, e rilassa la mascella.
  7. Deglutisci la saliva e senti la gola che si apre. Sorridi alle corde vocali e ringraziale per l’equilibrio e per la voce.
  8. Visualizza il timo come un fiore che sboccia e ringrazialo per l’immunità che ti dà donando.
  9. Cuore. Senti che si ammorbidisce e si riempie di un nettare rosso d’amore. Espirando, libera durezza, fretta, impazienza e dolore, Invia una lettera d’amore al cuore aperto e ringrazialo per compassione, gentilezza, gioia e buona circolazione.
  10. Polmoni. Raccogli l’energia dal cuore e portala qui. Ogni cellula si rilassa mentre lascia andare tristezza e depressione, con il suono «Ssss». Puoi vederli come ali bianche e luminose che ti portano verso la tua missione più alta. Lascia che assorbano gioia, amore e coraggio, e ringraziali per l’ossigeno.
  11. Fegato. Sorridigli mentre emana un verde foresta e libera una luce grigia e torbida a ogni espirazione, con il suono «Shhh». Lascia andare rabbia e risentimento e inspira gentilezza, perdono, e accettazione. Ringrazialo per l’assimilazione, il metabolismo e la purificazione.
  12. Stomaco, pancreas, e milza. Immergili in una luce giallo oro e lascia uscire preoccupazioni e ansie con il suono «Huuu». Senti arrivare fede, equità e presenza. Ringraziali per digestione, difese e glicemia in equilibrio.
  13. Reni. Visualizzali di un blu intenso e libera paura e stress con il suono «Ciuuu». Poi riempili di sicurezza e calma e ringraziali, insieme alle ghiandole surrenali, per aver filtrato il sangue, bilanciato i liquidi e aumentato la resistenza allo stress. Reni forti, secondo Chia, danno anche la forza di volontà per agire secondo le proprie convinzioni.
  14. Ghiandole sessuali. Riempile di un’energia tenera, apprezzando il piacere e la forza che ti danno, e ringraziale per gli ormoni che nutrono mente e corpo.
  15. Per finire, fai scorrere il sorriso lungo la colonna vertebrale, come un nettare dorato che bagna nervi, midollo osseo, ossa, muscoli, pelle e capelli. Lascia che salga fino alla sommità della testa, poi ridiscenda dietro gli occhi fino all’ombelico.
  16. Chiusura all’ombelico. gli uomini in senso orario per 36 volte, mentre le donne in senso antiorario per 36. Poi si inverte la direzione per 24 giri. Raccogliere l’energia nell’ombelico, secondo Chia, evita che il calore si accumuli nella testa o nel cuore.

Oltre gli organi: ossa, cellule, e DNA

Alcuni maestri portano il sorriso più in là, fino al midollo osseo, dove nascono il sangue e le cellule immunitarie, alle ossa, considerate il contenitore dell’energia ancestrale (Jing), e alle singole cellule. Si visualizza una luce dorata e liquida che entra nelle ossa e nel midollo, nutre e pulisce come una pioggia e poi si estende all’intero organismo.

L’epigenetica studia davvero come stile di vita, stress e rilassamento influenzino l’attività dei geni, e alcune ricerche sulle risposte di rilassamento hanno osservato variazioni nei geni legati all’infiammazione, come NF-kB.

Chi parla di «sorridere al DNA» ricorre a una metafora: non esistono prove che un sorriso visualizzato modifichi il genoma. Come immagine di cura, però, funziona. Lo stesso vale per i dati sulla meditazione: uno studio dell’ambito di Harvard ha rilevato che otto settimane di mindfulness possono modificare l’amigdala, l’area legata alla paura, ma riguarda la meditazione consapevole, non il sorriso interiore.

Sorriso interiore e dolore cronico

Principianti ed esperti possono usare la meditazione del sorriso per convivere con il dolore cronico in tre modi:

  • concentrare la mente su immagini positive;
  • sintonizzarsi sulle sensazioni fisiche;
  • distogliere l’attenzione dal dolore.

Alcune ricerche preliminari, tra cui una revisione sistematica del 2018 di studi di neuroimmagine su terapie cognitive e meditative, suggeriscono che la meditazione regolare possa cambiare il modo in cui il cervello elabora il dolore.

Il rilassamento e la riduzione dello stress aiutano, perché stress e tensione spesso ne peggiorano la sintomatologia. Il dolore non scompare per magia, ma può diventare meno invadente. In caso di dolore persistente, si affianca il sorriso interiore al percorso medico.

Nata e cresciuta a Rosignano Solvay, sono da sempre appassionata di salute, nutrizione e benessere della persona. Con un diploma ad indirizzo biologico conseguito presso l'I.T.I.S. E. Mattei e un solido percorso di studi in scienze biologiche, mi dedico alla divulgazione scientifica e alla promozione di uno stile di vita sano ed equilibrato.