Calcoli alla colecisti e caffè
Bere caffè può aiutare a prevenire o curare i calcoli alla colecisti, scopriamolo in questo articolo!
I calcoli biliari sono delle sedimentazioni dure, simili a sassolini, costituiti da colesterolo o bilirubina, e si formano nella cistifellea .
I calcoli biliari possono variare in dimensioni, poiché possono avere una dimensione di un granello di sabbia fino ad arrivare ad una dimensione di una pallina da golf.
Quando i calcoli bloccano i dotti biliari delle vie biliari, i calcoli possono causare dolore improvviso nella zona addominale superiore destra. Questo dolore è chiamato attacco della cistifellea o colica biliare. Se i sintomi persistono e non vengono trattati, i calcoli biliari possono causare gravi complicazioni .
Quali sono i sintomi dei calcoli biliari?
I calcoli biliari non sempre danno segnali della loro presenza: se rimangono all’interno della cistifellea senza ostruire i dotti, restano del tutto asintomatici (“calcoli silenziosi”).
I problemi insorgono quando un calcolo si sposta e blocca il passaggio della bile lungo i dotti biliari. In questo caso, il liquido si accumula e innesca la cosiddetta colica biliare.
I principali sintomi da conoscere includono:
Dolore improvviso e acuto: Si manifesta tipicamente nella parte superiore destra dell’addome (o al centro della pancia, sotto lo sterno) e può irradiarsi verso la spalla destra o la schiena.
Durata variabile: Il dolore può essere continuo e durare da 30 minuti fino a diverse ore.
Insorgenza serale o notturna: Gli attacchi si verificano spesso dopo cene abbondanti o pasti particolarmente ricchi di grassi.
Di solito, l’attacco si placa da solo non appena il calcolo si muove e libera il dotto biliare. È importante sapere però che chi ha già avuto una colica biliare ha un’alta probabilità di presentarne altre in futuro.
⚠️ Attenzione alle complicazioni: Se il blocco del dotto persiste per più di qualche ora, aumenta notevolmente il rischio di complicazioni gravi, come l’infezione della cistifellea (colecistite acuta), la pancreatite o l’ittero. In presenza di febbre, brividi, nausea intensa o ingiallimento della pelle e degli occhi, è fondamentale rivolgersi immediatamente al medico.
Posso bere caffè se ho i calcoli alla colecisti?
Va bene bere regolarmente caffè quando hai un problema di calcoli biliari?
Bene, questa è una domanda giusta da porre considerando che il caffè è una bevanda base nella vita della maggior parte delle persone.
Caffè e calcoli alla colecisti: Cosa dicono gli studi scientifici?
I ricercatori hanno studiato 46.008 uomini negli Stati Uniti dal 1986 al 1996. I risultati suggeriscono fortemente che gli uomini che bevono regolarmente 2 o più tazze di caffè ogni giorno hanno un rischio inferiore di sviluppare una malattia sintomatica da calcoli biliari rispetto agli uomini che non bevono caffè.
Uno studio simile è stato condotto dal 1980 al 2000 coinvolgendo 80.898 donne. I risultati mostrano che il consumo costante di caffè con caffeina può aiutare a prevenire la malattia sintomatica da calcoli biliari nelle donne.
I ricercatori dell’ospedale universitario di Copenaghen hanno analizzato i dati relativi alle condizioni di salute e allo stile di vita di 104.493 persone per un periodo di 13 anni, mettendo a confronto la quantità di caffè consumata quotidianamente con la comparsa di calcoli biliari.
Dallo studio è emerso che assumere solo una tazza di caffè al giorno ha portato ad una netta diminuzione del rischio di sviluppare calcoli alla colecisti del 3%. I benefici derivanti il consumo della caffeina aumentavano considerevolmente se si assumevano diverse tazzine di caffè durante la giornata.
Chi consumava più di 6 tazzine al giorno mostrava un rischio inferiore del 23%.
I calcoli si formano quando la bile, cioè il liquido che permette di digerire i grassi, diventa troppo densa a causa dell’aumento di produzione del colesterolo.
La caffeina presenta al suo interno specifiche sostanze dette metilxantine che sarebbero in grado si stimolare la formazione di acido biliare, riuscendo ad impedire ai calcoli di formarsi.
Confronto tra caffè caffeinato e decaffeinato
I ricercatori hanno messo a confronto il consumo regolare di caffè tradizionale con quello decaffeinato. I risultati hanno evidenziato che la riduzione del rischio si manifesta esclusivamente con il caffè tradizionale caffeinato, mentre il decaffeinato non ha mostrato alcun effetto significativo contro la formazione dei calcoli.
Questo dato conferma che è la caffeina l’ingrediente chiave responsabile dell’effetto protettivo sulla cistifellea, pur rimanendo intatti gli altri benefici epatoprotettivi dei polifenoli presenti anche nel decaffeinato.
Quindi il caffè fa bene o fa male alle persone con calcoli alla colecisti?
Il meccanismo principale con cui il caffè interagisce con la cistifellea risiede nella sua capacità di stimolare la produzione di colecistochinina (CCK).
La CCK è un ormone gastrointestinale fondamentale che viene rilasciato quando il cibo arriva nello stomaco e nel duodeno: qui la sua funzione è segnalare alla cistifellea di contrarsi e, contemporaneamente, far rilassare lo sfintere di Oddi (la “valvola” che controlla il passaggio della bile verso l’intestino tenue). Questo movimento sincronizzato permette alla bile di fluire liberamente per aiutare a digerire ed emulsionare i grassi alimentari.
Tuttavia, questo effetto di contrazione indotto dal caffè rappresenta una vera e propria arma a doppio taglio:
Il lato positivo (prevenzione): Nelle persone sane e priva di calcoli, la stimolazione periodica della cistifellea favorisce uno svuotamento regolare e completo della bile. Questo “lavaggio” continuo impedisce alla bile di ristagnare, diventare troppo densa e formare il cosiddetto fango biliare, che rappresenta la prima tappa fondamentale verso la cristallizzazione del colesterolo e la successiva nascita dei calcoli.
Il lato negativo (sintomi e coliche): Se i calcoli si sono già formati, la situazione cambia drasticamente. La spinta di contrazione provocata dall’assunzione di caffè può spostare i calcoli fino a quel momento “silenziosi” (asintomatici). Se un calcolo viene spinto verso il dotto cistico o il dotto biliare comune, rischia di ostruirlo o incunearsi. Questo blocco impedisce il naturale deflusso della bile e innesca un aumento improvviso della pressione interna, scatenando il tipico attacco di colica biliare caratterizzato da un dolore acuto, prolungato e spesso insopportabile nella parte superiore destra dell’addome.
Per questo motivo, mentre il consumo abituale di caffè è un ottimo alleato nella prevenzione primaria per chi ha una cistifellea sana, può trasformarsi in un fattore scatenante del dolore per chi soffre già di calcolosi biliare nota o sintomatica.
Il caffè fa bene o fa male?
Il caffè contiene i diterpeni, importanti sostanze protettrici per il fegato La maggior parte delle ricerche ha esaminato gli effetti della caffeina sulla salute del fegato.
Una ricerca ha scoperto che sia le persone che consumavano caffè decaffeinato, che quelle che bevevano caffè normale, riportavano valori più bassi di enzimi epatici rispetto ai non bevitori di caffè in generale, ipotizzando quindi che in questa bevanda siano contenute altre sostanze epatoprotettrici, oltre alla caffeina.
Il caffè oltre alla caffeina è molto ricco di diterpeni che hanno dimostrato svolgere un ruolo di primaria importanza nella salute epatica. Ci vorranno ulteriori studi per confermare l’efficacia del caffè sui calcoli alla colecisti.
Domande più frequenti
Quali cibi evitare in presenza di calcoli biliari?
Si consiglia di evitare la carne rossa, il cibo spazzatura, le bibite gassate, gli alcolici, i dolci, le patatine ecc..
Prediligi frutta, verdura, latticini non grassi, carne bianca, pesce magro, olio extra vergine d’oliva e cereali integrali.
Le persone con calcoli alla colecisti possono bere i caffè?
Secondo gli studi scientifici il caffè aiuterebbe a prevenire la formazione di calcoli biliari, tuttavia una volta formati il consumo di caffè favorirebbe la stimolazione della cistifellea con un aumento di dolore causato dalla presenza di calcoli.
RIFERIMENTI SCIENTIFICI
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/31486166/
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